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Scopriamo i muscoli del braccio

Muscoli del braccio

Conoscete tutte le parti si cui è composto il braccio? O meglio, conoscete i muscoli del braccio e le loro funzioni? Potrebbe sembrare alquanto incredibile, ma sempre più spesso ci si accorge di non conoscere il corpo umano nel dettaglio. Ma nulla di strano. Ci pensiamo noi a fare un po’ di chiarezza!

Muscoli del braccio: la differenza

I muscoli del braccio, estesi e abbastanza voluminosi, risiedono nella zona compresa tra la spalla ed il gomito fino ad arrivare alle ossa dell’avambraccio. In tutto sono quattro e si distinguono in anteriori (il muscolo bicipite brachiale, il muscolo brachiale, il muscolo coracobrachiale) e posteriori (il muscolo tricipite brachiale). Il loro “compito” è di muovere l’articolazione scapolo-toracica, scapolo-omerale e il gomito, permettendo i nostri normali e consueti movimenti quotidiani.

Vediamo meglio nel dettaglio…

Muscoli del braccio: il bicipite brachiale

Il bicipite brachiale è conosciuto come il più importante muscolo della parte anteriore del braccio, nonché il principale flessore del gomito, che partecipa al movimento dell’articolazione gleno-omerale della spalla, dell’articolazione omero-ulnare del gomito e dell’articolazione radio-ulnare prossimale.

Si tratta di un muscolo bi-articolare, che si estende tra l’articolazione gleno-omerale della spalla e l’articolazione del gomito, contribuendo al loro movimento. Il muscolo bicipite brachiale è costituito da due capi muscolari (lungo e breve) che si inseriscono a livello della tuberosità radiale, sull’avambraccio, grazie ad un tendine comune, e traggono origine dal tubercolo sovraglenoideo e dal processo coracoideo della scapola.

Rispetto agli altri muscoli svolge un ruolo decisivo al fine di ottenere braccia forti e muscolose, per cui è molto caro a coloro che amano il fitness e si allenano in palestra.

Muscoli del braccio: il muscolo brachiale

Il brachiale è posto più in profondità rispetto al precedente. Il muscolo parte dalla metà distale della faccia anteriore dell’omero – precisamente sotto l’inserzione deltoidea – e dai setti intermuscolari, terminando sulla tuberosità ulnare e sulla capsula articolare. Questo muscolo, al contrario del bicipite brachiale, è un monoarticolare, per cui, tramite la sua azione, flette l’avambraccio ma non partecipa alla sua supinazione. Le sue caratteristiche, sia anatomiche che funzionali, gli permettono di essere attivato e stimolato in tutti gli esercizi che richiedono una flessione del gomito.

Muscoli del braccio: muscolo coracobrachiale

Il muscolo coracobrachiale – come suggerisce lo stesso nome – trae origine dall’apice del processo coracoideo della scapola (il più piccolo dei tre muscoli), si trova profondamente al capo breve del tricipite inserendosi sul terzo medio della faccia anteromediale dell’omero. Sul lato entra in contatto con il capo breve del bicipite, medialmente invece con il fascio vascolonervoso di ascella e braccio. Il suo ruolo principale è quello di flettere e addurre il braccio, inoltre aiuta a mantenere la testa dell’omero nella sua postazione naturale. Esso, nella flessione del braccio, agisce nei primi 50° di movimento entrando in sinergia con i muscoli deltoide e grande pettorale.

Muscoli del braccio: il tricipite brachiale

Il tricipite brachiale, o tricipite, è un muscolo grande in quanto rappresenta l’unico muscolo del compartimento posteriore del braccio. Esso si compone di tre capi muscolari: il capo lungo trae origine dallo scapola, il capo laterale e il capo mediale dall’omero. Tutti e tre convergono nel tendine d’inserzione comune, il quale si aggancia alla porzione posteriore dell’olecrano dell’ulna.

Il tricipite svolge la funzione di estensore di gomito, ma non è tutto. Esso partecipa anche ai movimenti di estensione e adduzione di spalla; inoltra aiuta a mantenere centrata la testa dell’omero nella cavità glenoidea. Così come il bicipite brachiale, allenarlo è piuttosto importante per gli amanti della palestra.

In linea generale il bicipite e il tricipite sono definiti muscoli antagonisti, poiché alla contrazione di uno corrisponde il rilassamento (o stiramento) dell’altro.

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